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Quarto disco per i romani U.N.O. (la sigla sta per Unidentified Noisy Object), il terzo da studio (cui si aggiunge un live) in una carriera avviata all'inizio degli anni 2000. Il titolo del disco, ripresa di una celebre battuta di Totò in "Totò e i re di Roma", e ancora di più il sottotitolo (ovvero: il declino del capitalismo reale), cui si aggiunge una coperta che ritrae una lattina-molotov con il marchio Co.co. Co-pro (scritta ovviamente nei caratteri di una celebre bibita) lascerebbe poco spazio all'immaginazione...
Il condizionale è infatti d'obbligo, dal momento che "Poi dice..." non è, come magari ci si potrebbe aspettare, un 'disco militante'. Almeno, non lo è in senso stretto: certo, la critica agli aspetti più deleteri della società contemporanea è il filo conduttore del disco, esposta spesso e volentieri anche con una certa 'indole barricadera', ma in realtà il quintetto capitolino non intende dare risposte o offrire soluzioni 'ideologiche': la 'sinistra'del titolo è una sorta di 'non luogo', un 'insieme di simboli' riassumibili nella tutela dei tanti contro l'interesse dei pochi, come in parte gli stessi U.N.O. suggeriscono nelle righe che accompagnano il disco. In "Poi dice..." si susseguono così attacchi all'omologazione e omaggi alle lotte sociali, il ricordo dei nativi d'America e i presagi delle lotte per l'acqua, evocazioni degli anni '70 e furiosi attacchi al consumismo, fino all'insieme delle otto tracce che nella seconda parte del disco vanno a comporre una microstoria degli ultimi 60 anni di storia italiana, dal dopoguerra ad oggi, in una sorta di suite. Termine non casuale, 'suite' che rievoca climi 'progressivi': e infatti musicalmente c'è tanto, di progressive, in questo lavoro. Un progressive dalle tinte molto hard rock e talvolta 'metalliche', che si concede qua e là deviazioni sudamericane, contaminazioni hip-hop, derive pseudo-punk, giocando costantemente con rimandi, citazioni, e un utilizzo talvolta blobbistico di spezzoni cinematografici, televisivi, radiofonici. Un progressive viscerale e poco cerebrale, tecnico ma non autoreferenziale, che rende l'ascolto, piacevole e mai noioso, pur se lievemente dispersivo a causa della durata forse un pò eccessiva. Un disco convincente, che mette in luce le doti, tecniche e 'di contenuto' di un gruppo ancora (e tutto sommato ingiustamente) non troppo conosciuto nel panorama capitolino. |